Prevenire le demenze con dieta ed esercizio fisico

Scritto da Marco Putignano Il Archiviato in Blog

demenzeNon esiste cura per le malattie neurodegenerative. «I farmaci che abbiamo a disposizione curano i sintomi ma non le radici della malattia. L’unica arma che abbiamo a disposizione è la prevenzione. E ovviamente la ricerca per individuare bersagli molecolari nuovi che permettano di mettere a punto farmaci più efficaci». A fare il punto della situazione sulle malattie neurodegenerative è Michela Matteoli, Direttore dell’Istituto italiano di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche e Direttore del Programma di neuroscienze in Humanitas.

La parola d’ordine è “prevenzione”: ma quali sono le regole da seguire? «Alimentazione equilibrata, esercizio fisico e allenamento cognitivo sono le tre strategie che possiamo effettivamente utilizzare – spiega la dottoressa Matteoli –. La ricerca scientifica ormai lo sta dimostrando in modo sempre più convincente: penso per esempio a uno studio canadese, pubblicato sulla prestigiosa rivista Brain dal team guidato da Sylvie Belleville, in cui è stato dimostrato che per rallentare l’insorgere dell’Alzheimer occorre potenziare, con un adeguato “brain training”, la zona del cervello che non è stata compromessa dalla degenerazione neuronale. Il gruppo di ricercatori ha infatti scoperto come, con un buon allenamento, sia possibile “riprogrammare” alcune cellule cerebrali affinché sostituiscano quelle danneggiate».

 

È importante tenere attiva la mente

La ricerca è stata condotta sull’attività cerebrale di 30 anziani, 15 dei quali erano affetti da deterioramento cognitivo lieve, fase che spesso rappresenta il primo passo verso lo sviluppo della demenza. «Questi pazienti hanno seguito un brain training della durata di 8 settimane. Al termine è emerso che i soggetti con deterioramento cognitivo lieve mostravano una maggiore attivazione non solo nelle zone tipicamente associate alla memoria ma anche in altre aree cerebrali. In poche parole, l’analisi dell’attività cerebrale misurata prima e dopo l’allenamento ha dimostrato che la zona “sana” del cervello è subentrata in sostituzione di quella compromessa», continua Matteoli.

Il cervello dell’anziano sano, ma anche quello dell’anziano nelle fasi iniziali di malattia neurodegenerativa, quindi, mantiene una certa plasticità e alcune capacità di recupero e riadattamento: «Questo “rimodellamento” può essere facilitato proprio da un esercizio fisico regolare, dal tenere la mente attiva e dal mantenere rapporti sociali, evitando di isolarsi. Non è un caso che un’importante sostanza prodotta nel nostro cervello, il BDNF, che facilita la formazione delle sinapsi – i contatti tra neuroni – e potenzia i fenomeni di plasticità sinaptica sia prodotta in modo più consistente nei soggetti che si sottopongono a esercizio fisico volontario».

 

Tratto da http://www.humanitasalute.it/

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