Lo sport protegge fegato, ma serve continuità

Scritto da Marco Putignano Il Archiviato in Blog

sportLo rivela uno studio dell’Università del Kansas Medical Center  presentato al congresso dell’Associazione americana per il diabete di Boston. Effetti positivi anche per tessuto adiposo e vascolare.

I più pigri hanno un’occasione in più per decidere di cominciare a muoversi. Al settantacinquesimo congresso dell’Ada (l’associazione americana per il diabete), il più grande appuntamento mondiale in corso a Boston, con oltre quindicimila delegati da tutto il mondo, uno studio ha appunto dimostrato come l’esercizio fisico riesca a produrre effetti positivi non soltanto sul metabolismo, sulla sensibilità al glucosio e sull’insulinoresistenza, tutti elementi già noti, ma anche su fegato, tessuto adiposo e vascolare e ancora oltre.

Il fegato . “Molti medici credono che l’esercizio fisico possa influenzare soltanto cuore e muscoli – attacca John P. Thyfault, professore di Fisiologia molecolare e integrata all’Università del Kansas Medical Center – ma si sbagliano. Con il mio team abbiamo trovato che l’esercizio migliora la funzionalità dei mitocondri epatici che porta ad una migliore sensibilità all’insulina nel fegato e ad una minore predisposizione alla malattia del fegato grasso”.

Il test sui topi. Il gruppo di Thyfault sta studiando i topi, nutriti per un fitness di alta oppure bassa intensità. I primi topi continuano a mostrare tutti i benefici legati all’esercizio fisico pur non continuando a praticarlo attivamente. “Abbiamo dimostrato – continua Thyfault – che un miglioramento della funzione dei mitocondri epatici porta anche a insulinoresistenza nel fegato e a maggiore suscettibilità per il fegato grasso. Queste scoperte sembrano poter essere applicate anche agli uomini. Esercizio fisico e dieta sono considerate l’unico trattamento efficace per il fegato grasso e funzionano anche per l’insulinoresistenza. I dati epidemiologici ci dicono che gli individui più attivi sono meno suscettibili di ammalarsi di fegato grasso mentre, al contrario, i più pigri si ammalano di più, a prescindere dall’obesità e da altri fattori di rischio”.

Problemi vascolari.  Ma c’é di più. È la nostra normale fisiologia a trarre vantaggio dall’esercizio fisico. “L’inattività è controproducente. Fare esercizio non è soltanto qualcosa che migliora la nostra salute ma è indispensabile per mantenerla”, conclude Thyfault.  Questo vale anche per la salute vascolare. E in questo caso non serve chissà quale esercizio intenso per avere dei benefici. Anzi, l’esercizio moderato è quello più efficace per indurre modifiche anti aterogeniche, antinfiammatorie ed antiossidanti. “Convincere i pazienti a cambiare stile di vita è una questione da un milione di dollari – scherza David Wright, professore di Chinesiologia e Nutrizione all’università dell’Illinois College of Medicine – ma se si mostra che cosa succede ad un vaso sanguigno di un diabetico o di un iperteso, quanto è ossidato o infiammato, beh la cosa cambia. Anche perché un esercizio moderato può modificare la situazione”.

Il tessuto adiposo. L’esercizio trasforma anche il tessuto adiposo. Un team canadese ha provato che in topi che svolgevano livelli elevati di fitness c’erano miglioramenti straordinari nel metabolismo e riduzioni altrettanto straordinarie dell’infiammazione. La stessa prova è stata fatta con nuovi topi nutriti con una dieta ad alto contenuto di grassi (il 60 per cento della dieta) per sette settimane. I topi sedentari avevano guadagnato il 10 per cento di peso entro quattro giorni ed erano  diventati intolleranti al glucosio. I topi “sportivi”, invece, non solo non avevano preso peso ma erano risultati protetti dal l’intolleranza al glucosio. Perché?, si sono chiesti gli scienziati.

Il segreto in una proteina. Dopo aver osservato le differenze di metabolismo che si erano verificati nei due gruppi di topi sono arrivati ad una conclusione. “Pensiamo che una proteina, la UPC1, sia il segnale o anche il meccanismo di controllo che conferisce un effetto protettivo dopo l’esercizio – spiega Wright – ma la protezione funziona soltanto se si continua a fare movimento sennò dopo tre o quattro giorni non va più. E dopo una settimana non siamo più in grado di distinguere un topo sportivo da uno sedentario quando li sottoponiamo a dieta grassa. Quindi l’esercizio fisico deve essere regolare”. Convincere la gente a muoversi resta però davvero una questione da un milione di dollari.

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