La felicità: corpo + emozioni + mente + spiritualità

Scritto da Marco Putignano Il Archiviato in Blog

Nella visione olistica emergente, l’essere umano è considerato il punto di incontro di quattro dimensioni fondamentali tra loro interdipendenti: il corpo, le emozioni, la mente e la spiritualità. Se siamo in contatto con tutte e quattro queste dimensioni del nostro essere, se le ascoltiamo e le coltiviamo in modo equilibrato, la nostra vita diviene via via più sana, soddisfacente, realizzata; se viceversa ne riconosciamo solo alcune e trascuriamo o, peggio, neghiamo le altre, creiamo squilibrio e quindi malessere, sofferenza, malattia: ad esempio privilegiando troppo la sfera mentale a scapito di quella corporea ed emozionale, oppure incentrandosi troppo sugli aspetti materiali trascurando quelli affettivi e spirituali. Produce aridità e sofferenza il materialismo, che privilegia il corpo e la mente negando il “cuore” e la spiritualità, e producono sofferenza anche quelle religioni che enfatizzano la spiritualità e il “cuore” oscurando le altre dimensioni della natura umana.

La via maestra che conduce al benessere e alla felicità non è nella mente ma neppure nel corpo o nella spiritualità o nelle emozioni, bensì in un armonico equilibrio tra tutte queste dimensioni; ognuna di esse rappresenta solo una parte dell’essere, e se una parte – quale che sia – prende il sopravvento sul tutto non può che derivarne conflitto e dunque sofferenza.
La felicità si manifesta spontaneamente quando siamo in armonia con noi stessi e col mondo esterno, mentre si allontana quando ci troviamo in situazioni di conflitto aperto. Insomma, come da millenni sostiene la medicina cinese, il conflitto – o meglio, il conflitto irrisolto e protratto – è la causa primaria di ogni malessere, fisico, psicologico, sociale.
Quando parliamo di conflitto pensiamo subito al conflitto esteriore: la divergenza di opinioni con un collega, le diverse aspettative tra noi e il nostro partner, gli scontri di potere tra figli e genitori, lo scontro di religioni o di civiltà, la competizione economica tra stati etc. Tuttavia esiste anche un conflitto interiore, assai meno noto ma non meno importante ai fini del nostro benessere o malessere, come quando il desiderio di mangiare confligge con il desiderio di non ingrassare, o il desiderio sessuale confligge con le nostre convinzioni religiose oppure con la nostra idea di fedeltà.

Il mondo interiore è tutt’altro che coerente e in ogni persona vi sono – seppure in misura diversa – convinzioni che contrastano con altre convinzioni o con particolari bisogni, desideri tra loro in antagonismo, sub-personalità in competizione e via dicendo. Ciò dipende soprattutto dal fatto che fin da piccoli alcuni dei nostri bisogni e alcuni aspetti del nostro carattere entrano in conflitto con quelli dei nostri genitori o di altri adulti significativi e anche con le credenze e i valori della cultura cui apparteniamo, e questo conflitto non viene risolto attraverso la comunicazione e la conciliazione, trovando un punto di incontro, ma in modo autoritario e unilaterale. Ne deriva a lungo andare una scissione della nostra personalità in due fazioni, una in lotta contro l’altra, e finiamo per gestire questo conflitto interiore nello stesso modo in cui è stato gestito il conflitto esteriore: una delle due fazioni vince, l’altra perde. Ciò non risolve affatto il conflitto, lo sposta soltanto nelle profondità dell’inconscio, rendendolo semmai ancora più insidioso.

E’ proprio questa gestione unilaterale e controproducente del conflitto (e la disarmonia che produce) che ci tiene lontani dalla felicità e ci fa andare alla ricerca di falsi ideali, surrogati e gratificazioni illusorie. Di ciò, fino a qualche anno fa, erano convinti solo gli psicoterapeuti (neppure tutti) e una ristretta minoranza di psicologi e sociologi accademici; oggi tuttavia, grazie alla notevole evoluzione delle neuroscienze, questa ipotesi ha raccolto anche importanti conferme sul piano della neurofisiologia.

(dalla Prefazione di E. Cheli, Le ragioni della felicità, di C. Boiron, Franco Angeli editore)

Tags:

Trackback from your site.